Allattamento a orario o a richiesta… come scegliere?

allattamento-a-richiestaL’allattamento parte da una scelta: a richiesta o a orario… il dubbio di ogni mamma su come e quando soddisfare il bisogno di fame del proprio bimbo.

Nel momento della dimissione dall’ospedale, dopo il parto, il pediatra che ha seguito vostro figlio durante la degenza sarà il primo a fornirvi le prime vere indicazioni sui comportamenti da adottare una volta tornati a casa. Per quanto riguarda gli orari e il numero delle poppate, le scelte sono due: Allattamento a orario e Allattamento a richiesta; ma cosa cambia?

Nell’allattamento a orario, l’alimentazione è gestita quasi esclusivamente dall’adulto: non si aspetta la domanda del bambino; nell’allattamento a richiesta è invece proprio lui, col suo pianto, che esprime all’adulto il suo bisogno di nutrirsi.

Allattamento a orario – pro e contro:

in questo tipo di alimentazione il bambino, non essendo parte decisiva del processo, si ritrova a “subire” una decisione del genitore, spesso ritrovandosi a mangiare quando non ne sente il bisogno. Viene così a mancare uno dei primi scambi comunicativi che devono nascere tra genitore e figlio: mediante il pianto o in qualsiasi altro modo il bambino richiede il cibo , infatti si stabilisce non solo un rapporto di fiducia, dovuto al fatto che a una richiesta ne consegue subito una soddisfazione, ma anche una conoscenza più intima tra genitore e figlio, un saper riconoscere i bisogni e le necessità del proprio bambino.

D’altro canto nell’allattamento a orario il genitore è tranquillo perché sicuro di applicare una tabella alimentare che garantisce la soddisfazione del bisogno di cibo del bambino senza il timore e l’angoscia di non comprendere i suoi segnali di fame; inoltre è un modo per riuscire a gestire meglio la vita sociale e relazionale del genitore.

Allattamento a richiesta – pro e contro:

è il bambino stesso che richiede al genitore quando mangiare, tramite il pianto o attraverso uno dei tanti segnali che riesce a mandare già dai primi giorni di vita.
Bambino e genitore sono obbligati a “parlarsi”, a comunicarsi bisogni e a riuscire a soddisfarli; è questo un modo per creare una connessione di domanda-risposta che fa automaticamente nascere nel bambino la consapevolezza di essere capito e nel genitore l’orgoglio di saper comprendere il proprio figlio.

C’è da dire però che il pianto può esprimere realtà psicologiche e fisiche diverse, può essere espressione di angoscia, di dolore, di disagio, o anche semplice frutto di nuove “esperienze”, quindi è sbagliato dare al bambino il latte ogni volta che piange, ma bisogna cercare di sviluppare una forte capacità di osservazione che porterà presto il genitore a capire ogni volta l’origine e la causa del pianto del proprio figlio.

 

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