Dizionario degli esami in gravidanza

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Un pratico dizionario di tutti gli esami che dovrete fare durante la gravidanza, da consultare in ogni momento.

Quando ritiri gli esiti degli esami, ricorda sempre che i valori di riferimento valgono per donne non in gravidanza, perciò non ti allarmare se compaiono asterischi o altre indicazioni di valori alterati, ma parlane col tuo medico.

Dizionario degli esami in gravidanza:

AFI: misurazione delle falde del liquido amniotico, va a verificare se c’è una sufficiente quantità di liquido mediante un’ecografia; se il liquido non fosse più sufficiente e la gravidanza è a termine, si può decidere di indurre il parto.

Amniocentesi: esame che consiste nel prelievo di alcuni centimetri cubici di liquido amniotico con un ago che passa attraverso la parete addominale, controllando la procedura ecograficamente. In questo liquido sono presenti alcune cellule che provengono dal feto: opportunatamente trattate, permettono di studiare i cromosomi del piccolo e di diagnosticare tutte le anomalie cromosomiche, ma non quelle genetiche.
L’esame, che si fa tra la 15 e la 18 settimana, dà certezze su eventuali patologie. Non è necessario essere ricoverati in ospedale, né fare dopo un’anestesia. Dopo l’esame è bene rimanere in osservazione per circa mezzora e a riposo un paio di giorni.

AST/GOT o ALT/GTP o transaminasi: misurano gli enzimi prodotti a livello del fegato e servono per valutare la funzionalità epatica.

Biometria fetale: misurazione di testa, addome e femore che va a confermare la crescita armonica del bambino.

Bi test o duo test o ultrascreen: combina un’ecografia con un prelievo di sangue. Si esegue tra la 11 e la 14 settimana e consiste nel prelievo di un campione ematico in cui si misurano i livelli di due sostanze presenti nel sangue di tutte le donne in gravidanza.
Con il controllo ecografico andrà a valutare l’epoca gestazionale e si misura la traslucenza nucale. I risultati dei due esami vengono “combinati” ed elaborati insieme con dati relativi alla madre per formulare il rischio di due anomalie: sindrome di Down e trisomia 18. In caso di esito positivo può essere consigliabile sottoporsi a una villocentesi o a un’amniocentesi per avere informazioni più precise.

Cardiotocografia: esame che registra contemporaneamente la frequenza cardiaca fetale e le contrazioni uterine.

Coombs indiretto: test che mira a individuare la presenza nel sangue della madre di anticorpi potenzialmente nocivi per i globuli rossi del feto.

Ecografia: è una tecnica diagnostica che permette di studiare il feto utilizzando onde sonore ad alta frequenza: ultrasuoni che quando raggiungono il feto “rimbalzano”, cioè creano degli echi riflessi o onde di ritorno, che l’ecografo trasforma poi in immagini sul monitor. È un esame indolore e innocuo e può essere eseguito con due tecniche: si può inserire in vagina una sonda di forma cilindrica oppure appoggiare una sonda sull’addome.

Ecografia morfologica: in genere si fa come seconda ecografia tra la 19 e la 21 settimana, ma può anche essere ritardata o ripetuta più di una volta, in base alle indicazioni del proprio ginecologo.
Il suo scopo è quello di verificare lo sviluppo e lo stato di salute del feto attraverso la misurazione, la sua morfologia, la quantità di liquido amniotico, flussimetria e inserzione placentare.

Emocromo: conta gli elementi corpuscolati presenti nel sangue (globuli rossi e bianchi, piastrine, emoglobina), valuta i loro volumi e rapporti, dà indicazioni sulla funzionalità di diversi organi e apparati, evidenzia specifici disordini ematologici.
Durante la gravidanza è un controllo importante per valutare situazioni di anemia acuta o cronica e per monitorare l’ispessimento del sangue.

Esame delle urine: l’esame della composizione delle urine riflette l’equilibrio dei fluidi corporei, la funzionalità del rene e di diversi tessuti. La valutazione della proteinuria è importante perché, insieme all’urinocoltura, dà fondamentali informazioni sulle possibili infezioni urinarie.

Ferritina: proteina alla quale il ferro si lega costituendo una sorta di deposito utilizzabile all’occorrenza. Indica la mancanza di ferro e permette di riflettere sull’eventualità di una terapia a base di ferro.

Glicemia: determina i livelli nel plasma di glucosio, ovvero lo zucchero necessario per un normale funzionamento dell’organismo. Un aumento eccessivo di questo valore può indicare una situazione patologica di diabete.

HBsAG: è un marker (marcatore) immunologico dell’epatite B, che permette di individuare i portatori sani, cioè quelli che non manifestano disturbi. Assieme ad altri marcatori consente di monitorare il decorso naturale dell’epatite acuta fino allo stato di infezione cronica o alla guarigione.

HCV: marker dell’epatite C; insieme all’HCV RNA definisce lo stato di malattia della paziente con epatite C cronica.

HIV: la presenza di questo marker indica che l’organismo è stato esposto al virus dell’immunodeficienza umana. I risultati verranno confermati con metodiche di secondo livello (Western Bolt). L’HIV consente di monitorare il decorso naturale dell’infezione, dalla fase di sieropositività asintomatica fino alla malattia conclamata, l’AIDS.

Monitoraggio fetale: si registra per un tempo variabile il battito del cuore fetale (BCF) e si controllano eventuali contrazioni dell’utero mediante due elettrodi appoggiati sull’addome, i segnai verranno poi tradotti da una macchina e riportati su una striscia di carta millimetrata.

Rubeo test: permette di controllare se si hanno o meno le difese contro il virus della rosolia. Sarebbe bene eseguire questo test prima di ogni gravidanza.

Streptococco Beta Emolitico di gruppo B: è un batterio presente nella vagina e nel retto del 15-20% delle donne in dolce attesa. Normalmente non dà sintomi, è completamente innocuo per la madre ma durante il parto può essere trasmesso al neonato e causare serie complicazioni. Ecco perché la maggior parte dei medici consiglia un esame colturale delle feci, semplice e indolore, che se dovesse dare esito positivo, può essere risolto con terapia antibiotica.

Test quadruplo combinato: è il test probabilistico più preciso, ma anche più complicato, che ci fornisce informazioni su eventuali patologie cromosomiche del feto. Durante l’11 settimana si fa un test integrato simile all’ultrascreen; alla 16 settimana si fa un altro prelievo di sangue e i risultati saranno disponibili alla 17 settimana. Permette di identificare il 92% dei casi di feti affetti da sindrome di Down.

Toxo test: si utilizza questo test per controllare se il nostro organismo ha sviluppato o meno le difese immunitarie contro il Toxoplasma, agente innocuo per la mamma ma potenzialmente pericoloso per il suo bambino. Sarebbe bene eseguire questo test prima di ogni gravidanza.

Transaminasi: verifica la funzionalità del fegato attraverso il conteggio di particolari enzimi: GOT (o AST) e GPT (o ALT).

Traslucenza nucale: esame ecografico che mira a controllare una zona del collo del feto: è stato verificato che maggiore è la misura di questo spazio, più alto sarà il rischio di cromosomopatie fetali.

Triplo test o Tri test: è stato il primo test di diagnostica prenatale non invasiva. Si esegue durante la 16 settimana e consiste in un’ecografia associata a un prelievo ematico. Non comporta nessun pericolo per il feto, ma dà soltanto risultati orientativi: identifica il 65% dei feti affetti dalla sindrome di Down, con una percentuale di falsi positivi del 5%.

TSH: è un esame che andrà a valutare il corretto funzionamento tiroideo. È raccomandato a tutte le donne nel periodo preconcezionale e nel primo trimestre di gravidanza.

VDRL e TPHA: test sierologici di screening per la sifilide, una malattia venerea. La positività all’esame non indica necessariamente una malattia in atto.

Villocentesi: è un esame che viene eseguito tra la 11 e la 13 settimana e consiste nel prelievo di una piccola quantità di tessuto coriale, cioè di tessuto placentare, con un ago che passa attraverso l’addome.
L’operazione non è dolorosa.
Le cellule della placenta nel 98-99% dei casi hanno un corredo cromosomico identico a quello fetale, perciò attraverso questa indagine diagnostica andremo a ottenere la mappa cromosomica del bambino. Nel 1-2% dei casi in cui non si riescono ad ottenere informazioni sui cromosomi del feto, può essere necessario ricorrere all’amniocentesi.

 

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