Il parto dolce e il metodo Leboyer

metodo-leboyerL’innovazione del partorire: dalla francia un nuovo metodo di venire al mondo, fondato sul rispetto e la sacralitá del bambino e della mamma

Mettere alla luce il proprio figlio , dalla nascita dei tempi, è la cosa più naturale del mondo, ma nonostante questo, negli ultimi decenni, l’estrema medicalizzazione occidentale ha rischiato di far perdere al momento del parto il suo “lato umano e naturale”. Parto cesareo quasi di routine, anestesia epidurale come a seguire la moda del momento … e a contrastare tutto questo … IL PARTO DOLCE … quel parto che si basa sulla riscoperta di manovre ”gentili” e poco invasive, che pone al centro di questo momento la coppia e il benessere del suo bambino, che aiuta a vivere questa esperienza nel modo più naturale possibile.

Uno dei maggiori esponenti e sostenitori del Parto Dolce (o parto naturale o parto attivo) è l’ostetrico e ginecologo francese Frédérick Leboyer, il quale ha addirittura dato il nome ad una nuova metodologia del partorire: il metodo Leboyer.

Leboyer sostiene che il distacco del bambino dalla pancia della mamma, che nel suo utero lo ha accolto per nove mesi, deve essere graduale e non traumatico, quindi appena nato dovrà subito essere messo sul ventre materno, così che potrà sentirne ancora il calore e il battito del cuore, cose che lui conosce bene, e potrà di nuovo sentirsi al sicuro.

Il cordone ombelicale deve essere tagliato tardivamente, dopo che questo ha smesso di pulsare, così da rendere il passaggio alla respirazione polmonare il meno scioccante possibile.

Per favorire il bonding, mamma e figlio hanno bisogno di conoscersi, annusarsi, toccarsi … le manovre come il bagnetto e le varie procedure mediche del post-parto dovrebbero essere rimandate a un momento successivo, sempre se la situazione di salute di mamma e bambino lo permettono. Importante è promuovere l’attaccamento al seno entro pochi minuti dalla nascita, sia per una questione di legame madre-figlio che per un buon inizio di un allattamento naturale: se il bambino sarà lasciato sul ventre materno, piano piano si accosterà al seno e comincerà a succhiare.

Tutto intorno al “bambino re”(così lo definisce) deve essere delicato, sia le manovre che la stessa sala parto: i rumori e i movimenti non dovranno essere bruschi, le luci preferibilmente soffuse, nel pieno rispetto di questo momento.

Il metodo Leboyer non prevede la presenza né del papà, né di altri uomini in sala parto. Come afferma “La gravidanza è per la madre come un viaggio mistico, un pellegrinaggio al quale l’uomo non può partecipare ma dirsi pronto ad attendere la fine di esso”. Negli ospedali in cui si pratica il parto dolce, tuttavia, questa regola non viene in genere rispettata, dando al padre la possibilità di partecipare attivamente al parto, sostenendo e aiutando la sua compagna durante il travaglio e, se possibile, lasciando che sia lui a fare al neonato il suo primo bagnetto o il taglio del cordone ombelicale.

Ormai i centri che promuovono la nascita dolce sono dislocati in tutta Italia, con personale ostetrico e ginecologico competente e pronto a soddisfare tutte le esigenze della partoriente: è infatti la donna che sceglie come partorire.
Attualmente le tecniche a disposizione per un parto attivo sono varie e numerose: si può scegliere di partorire, in acqua, accovacciate, sedute sul seggiolino olandese (è simile a un water e la forza di gravità favorisce le spinte e la fuoriuscita del bambino), al contrario di ciò che accadeva nella maggior parte degli ospedali, dove la donna era costretta a partorire sdraiata sul lettino nella classica posizione ginecologica.

Insomma si tenta di ristabilire quel contatto naturale che nel tempo era venuto a mancare, cercando di far ruotare, come è giusto, ogni momento del parto intorno al benessere fisico e psichico della mamma e del suo bambino.

 

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